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Chi si accosta per la prima volta alla pittura di Lelio Menozzi potrebbe pensare ad un artista che ha perfezionato una poetica nata naif. Ma per chi conosce la sua opera da oltre 10 anni il giudizio non può essere diverso. Nel 1992 rimasi affascinato dai suoi ombrelli e dai suoi palloni a spicchi coloratissimi sulla riva del mare: un surrealismo discreto, pulito, sopraffatto dall’irruenza delle tinte contrastanti sul grigio-dorato della spiaggia e sulle varie tonalità di azzurro e blu del cielo e del mare. Mancava la presenza fisica dell’uomo, ma l’uomo era ben presente nell’immaginazione, oltre l’inquadratura della della tela. Qualche tempo dopo eccolo comparire l’uomo, anzi la donna, su quella stessa spiaggia, forse, prima anonima, ora esplicitamente alassina con l’isola Gallinara sullo sfondo: una donna dal candido vestito col cappello a larghe tese , dal quale si dipartono lunghi nastri multicolori svolazzanti nella brezza. Ora la vita, la natura si fa palese e gioiosa con la vela all’orizzonte, le onde, i gabbiani.
Però Menozzi è pavese e a Pavia ha dedicato forse la maggior parte dei suoi dipinti. La ritrae soprattutto in primavera e in inverno. I prati e i campi primaverili fioriti hanno come sfondo l’abitato con la maestosa cupola del Duomo che domina sull’intero paesaggio: gli alberi fanno da quinte, l’aria è tersa, il cielo è denso di nubi rosate e discrete che sembra si possano toccare con mano; osservando pare di respirare aria pura a pieni polmoni. L’inverno naturalmente è più malinconico, ma la poesia non viene mai meno.: le rive del Ticino sono coperte di neve, come le barche ormeggiate e il tetto del Ponte Coperto; il cielo è livido come l’acqua del fiume, l’atmosfera però non è ostile, il freddo non si avverte. Poi gli scorci in stagione meno rigida.. La dorata, corrosa facciata della storica chiesa di San Michele "dopo la messa" il mercato con le bancarelle coperte di teli sempre dominato dalla cupola, il Broletto: una Pavia tranquilla e laboriosa senza la nebbia (forse si avverte una lievissima foschia) dove comunque il colore di Menozzi non latita, appare impetuoso sulle persiane, fra le cassette della verdura, nelle bordure delle vesti dei chierichetti.
L’altra città prediletta è Alassio: il Torrione, la Cappelletta, il molo, scorci di spiaggia, vele al vento; soggetti che noi alassini vediamo dipinti tante volte, ma che raramente ci commuovono, quelli di Menozzi ci riescono. E, se a Pavia talvolta il colore è lievemente ovattato, qui esplode in tutta la sua vivacità mediterranea, anche nei tramonti.
Una pittura piacevole, che conquista tutti a prima vista ma che induce un osservatore attento e riflessivo alla meditazione: egli non si appaga della brillante resa cromatica, dell’intensità controllata della luce, dell’equilibrata composizione, del "ritratto" personalmente interpretato della Natura, vuole indagare più a fondo fino a scoprire il segreto che suscita particolari emozioni.