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Potrà apparire a prima vista anacronistica l’opera artistica di Paolo Sciarafani, nato a Todi il 14 luglio 1951, ancora proteso ad assimilare un verismo compositivo che nasce dalla grande composizione ottocentesca ma che in realtà è soprattutto e solamente un elemento di comunione con il grande processo della natura attraverso le sue espressioni poetiche che si rifanno alle semplicità, alla purezza e all’onestà di un linguaggio corrente con il suo stile ed il suo amore con la realtà.
Certamente dallo studio dei maestri europei dell’ottocento l’artista, autodidatta, ha avuto un insegnamento fermo e fecondo di studi da cui ha tratto seri propositi per approfondire il rapporto tra la tematica realista e l’esigenza di un linguaggio aderente e rinnovato. Una lezione ricca di stimoli culturali e di profonda esperienza che ha reso Paolo Sciarafani consapevole di una propria continuità di stile, mai frammentario e di una libertà espressiva quasi assoluta.
Sotto un certo aspetto il pittore riconferma la sua autonomia ed indipendenza poiché la sua arte non ha aderito né a scuole né a movimenti pittorici e questo suo isolamento non appare né intenzionale né totale, seppure il suo lavoro quotidiano del dipingere lo tiene fuori da ogni distrazione polemica.
Osservando i suoi paesaggi animati dalle fatiche agresti, le immagini della vita di tutti i giorni queste suggeriscono tanta spontaneità e naturalezza, come pure gli episodi della vita domestica permeata da un intimismo tutto poetico ed interiore come del resto tutta la sua opera che è una viva testimonianza di tanta sincera e suggestiva dedizione all’arte.
Se nei giorni di oggi, dove in arte ci sentiamo oppresso da una sorte di correnti informali ed avanguardistiche, tuttavia si riscontrano alcune singolari eccezioni, ma di questo bisogna riconoscerlo, quasi del tutto impopolare è quella personalissima dell’itinerario pittorico di Paolo Sciarafani, perché costituisce una originale espressione della sua rigorosa militanza con la natura, colta nei suoi infiniti aspetti entro i margini di una dizione sempre coerente, mai corrotta, pervasa da una ricerca introspettiva di tonalità vivaci e di spazi e volumi che giunge a formulare per il pittore un sicuro ed autentico avvenire artistico.