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ARTICOLI

Luciano Volino recensisce l'arte di Lelio Menozzi

Quando la poesia si fa pittura


Già a prima vista le opere di Lelio Menozzi, oltre a prenderti non poco, dicono la presenza d’una tecnica pittorica, notevole.

L’Autore, infatti, ha dato ai suoi lavori una linearità compositiva che non soltanto il risultato d’una presentazione indubbia ma anche "ricerca di emozioni", tra realtà e irrealtà, mente e pensiero, in un vivaio di sensazioni proprie e immaginative.

Come non è raro azzardare, altresì "la concretezza" d’una volontà istintiva nel vertice d’esperienze, scavate in profondità.

Ma pure il succedersi d’impressioni, saggiate con amore e sviluppate nell’alone di una sensibilità naturale, in quella dimensione sensitiva che abbraccia desiderio e passione.

Immerse in un’atmosfera pacata e distensiva, le vedute di Lelio Menozzi, se ci parlano d’un romantico e poetico insieme, non rifuggono da un’ombra malinconica e solitaria, dalla suggestività d’una sapiente prospettiva, ottenuta valorizzando i piani pittorici.

Sicchè le immagini finiscono per l’essere "confidenziali soliloqui" d’uno spirito nell’incanto d’una tematica personalissima; in quel senso d’isolamento e riservatezza, caro ai simbolisti, agli idealisti di stampo.

E’ l’aprirsi d’una coscienza nel tentativo nel tentativo di raggiungere l’ideale sognato, per una perfezione interiore, di cogliere la purezza del suono. D’un momento che passa, perché il pennello, ne sia coinvolto e traduca nella nitidezza del colore e delle sfumature l’emotività dell’anima, ansiosa e trepidante.

Né sono da sottovalutare specifici passaggi compositivi interpreti fedeli d’idee coraggiose e pratiche nell’unicità d’un segno armonico, punto focale d’incontro tra il soggetto nascente e la forma plasmata e dipinta.

E qui basterebbero i quadri Colori al vento, Figura al mare, Cubi e Pallone per modellarci l’originalità, e la schiettezza di una mano, al di là di ogni retorica che non sia l’intimo rapporto d’un "io" descrittivo fra capacità d’assimilazione e certezza di riuscita.

Ovvio, allora, che il risultato ottenuto si collochi in una luce artistica di rilevante interesse.

A questo punto diremo sì ad una produzione figurativa che pur scandita in una concezione espressiva, non tralascia la ritualità di soggetti lirici: Nevicata, Neve sul Ticino, La barca e altri, sono di per sé ottime prove d’un narrar coloristico nel definirsi "il dipingere mi dà gioia".

Dichiarazione significativa che non ha certo bisogno di commento, tant’è sentimentale e sincera.

Nel prendere, allora, congedo da Lelio Menozzi e dai suoi olii, le cui tonalità, così velate d’un crepuscolarismo incantevole, posseggono il linguaggio della verità diremo la nostra soddisfazione e simpatia per averci condotto lungo i sentieri d’una operosità pittorica, vissuta ogni giorno scrupolosamente, ma soprattutto nel riserbo d’una solitudine, quando ancora è possibile ascoltare la voce del cuore per sentirsi amati.


Autore: Luciano Giuseppe Volino